La Torre Saracena

La Torre Saracena

La Torre Saracena

torre

La facciata della Torre Saracena

A pochi passi dal Parco Quasimodo , sorge un’antica torre di guardia, comunemente detta “Torre Saracena” o “Torre Ficara”, inserita come monumento storico all’interno del Parco Letterario , quale fonte di ispirazione e luogo familiare al poeta. Fu costruita durante la dominazione araba in Sicilia , tra l’anno 1000 e il 1050, per proteggere il popolo dalle invasioni dei pirati; ogni paese della Riviera Jonica aveva una sua torre , in caso di attacco le torri comunicavano tra di loro utilizzando il fuoco di notte e gli specchi durante il giorno. Per segnalare al popolo dell’imminente attacco, dalla cima della torre venivano suonate delle campane e dalla torre partiva un cavaliere che, con trombe o tamburo, avvisava gli abitanti delle borgate fuori paese. I Roccalumeresi trovavano rifugio all’interno della torre oppure usavano allontanarsi e raggiungere zone collinari. Se veniva conquistato il piano terra della torre, dal secondo piano facevano rotolare delle palle di cannone che uccidevano chi cercava di salire a i piani alti . Con l’invenzione della polvere da sparo furono aperte tre bocche per i cannoni verso il mare; durante gli attacchi, dal vicino castello di Fiumedinisi , partiva la cavalleria per bloccate i nemici.La prima famiglia proprietaria della Torre fu quella dei Rocca , famiglia nobiliare che diede il nome al paese di Roccalumera.ntava una struttura con un tetto conico, due lucernari sulla parte superiore, una porticina d’ingresso al di sopra della zoccolatura e, di fianco, la stalla per il “cavallaio”, visibile ancora oggi. Nel ‘700 molti nobili del Nord Europa usavano fare il “Gran Tour”, un viaggio in tutta Europa , oggi all’interno della torre è conservata una stampa che raffigura la torre vista da un viaggiatore norvegese , una cui copia è esposta al museo di Stoccolma. Dopo il 1830 furono aperte, nella parte superiore, due finestre a sesto acuto in pietra bianca e il tetto fu arricchito da una notevole merlatura che fungeva da terrazzo. Il poeta premio Nobel

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La Torre Saracena e Roccalumera in una stampa del ‘700

Salvatore Quasimodo fu particolarmente legato alla torre , tanto da dedicarle la poesia Vicino ad una Torre Saracena ( incisa in una lapide marmorea posta nel 1981 alla base della torre), in ricordo del fratello Enzo che morì molto giovane a causa di una malattia; nei periodi di vacanza i Fratelli Quasimodo con delle biciclette attraversavano il centro storico , conosciuto come ” U Baghiu” in dialetto messinese , per raggiungere i loro amici che li aspettavano nel piazzale della Torre Saracena .La “Torre saracena” è divenuta nel tempo il simbolo di Roccalumera, ma si scoprì non essere l’unica torre del paese; infatti nel 2015 un agricoltore trovò nel suo agrumeto i resti di un’ antica torre , era la Torre Pagliara , usata per difendere la frazione di Pagliara, di cui si erano perse le tracce dal 1760, per lo straripamento dell’omonimo torrente, che sommerse e portò via gran parte della struttura. Nel 1998 fu bandito il Progetto “i Parchi Letterari”, su 250 progetti, incentrati sulla valorizzazione del territorio di illustri letterati, vinsero solo 15 tra cui il Progetto “Quasimodo” ; così nel 2000 la torre venne restaurata e nel 2001 fu inaugurata. All’interno è possibile visionare il film del Parco Letterario Salvatore Quasimodo , “La mia siepe è la Sicilia”, che racconta la vita Roccalumerese di Quasimodo attraverso le sue poesie, e sono esposti i famosi “guaches”, acquarelli disegnati personalmente da Quasimodo per ricordare l’infanzia a Roccalumera, oltre ad una stampa di un viaggiatore medievale.

 

VICINO AD UNA TORRE SARACENA

Io stavo ad una chiara
conchiglia del mio mare
e nel suono lontano udivo cuori
crescere con me, battere
uguale età. Di dèi o di bestie, timidi
o diavoli: favole avverse della
mente. Forse le attente
morse delle tagliole
cupe per volpi lupi
iene, sotto la luna a vela lacera,
scattarono per noi,
cuori di viole delicate, cuori
di fiori irti. O non dovevano crescere
e scendere dal suono: il tuono tetro
su dall’arcobaleno d’aria e pietra,
all’orecchio del mare rombava una
infanzia errata, eredità di sogni
a rovescio, alla terra di misure
astratte, ove ogni cosa
è più forte dell’uomo.

SALVATORE QUASIMODO

VIDEO DELL’INAUGURAZIONE: